di Edoardo Cefalà e Francesco Migliarese

 

Il 23 giugno 2016 Il Laboratorio delle Idee ha incontrato il Presidente di Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti, per un confronto sul tema del no profit in Italia

Appena Giuseppe Guzzetti comincia a parlare il vigore, la concretezza e l’esperienza che traspaiono dalle sue parole conquistano la platea. Presidente di Fondazione Cariplo, decano della politica, della finanza e dell’impresa in Italia, Guzzetti impressiona per la competenza e la passione con cui parla del suo lavoro: ricorda a uno a uno i nomi dei progetti finanziati, i luoghi precisi degli interventi (la fondazione che presiede, come noto, è fortemente radicata sul territorio lombardo), i profili dei suoi collaboratori (“In maggioranza giovani e donne”, dice). E rivendica il ruolo insostituibile del no profit, che la sua fondazione conosce, supporta e sostiene, nel sanare le ferite profonde del Paese e nel combattere la disgregazione sociale. Dove lo Stato latita, sempre di più è il terzo settore a supplire.

Le fondazioni bancarie e Fondazione Cariplo

Nel suo articolato intervento, Guzzetti ha innanzitutto analizzato il ruolo fondamentale che le fondazioni bancarie, introdotte in Italia nel 1990, hanno avuto nello sviluppo del nostro Paese. Lo stato italiano, da sempre caratterizzato da un forte centralismo, non ha mai compreso a pieno l’importanza che l’iniziativa sociale costituisce per lo sviluppo delle singole comunità. Le associazioni e le fondazioni sono state spesso osteggiate da uno Stato che ha difficilmente riconosciuto l’autonomia della dimensione del privato sociale, cercando invece di assoggettare questo ambito al dominio della politica per fini elettorali ed economici.
Tanto che a un certo punto, racconta Guzzetti, lo Stato ha cercato di impadronirsi delle fondazioni assoggettandole al proprio diretto controllo, pericolo poi sventato da alcune importanti sentenze della Corte Costituzionale.

La riduzione delle risorse a disposizione dello Stato, e quindi la crisi dello stesso stato sociale, ha determinato la messa in discussione di un modello basato sul dualismo pubblico-privato e ha così permesso la nascita di nuove opportunità per lo sviluppo di un modello alternativo.

Infatti quando lo Stato non riesce a intervenire per garantire il bene comune, la soluzione non può che venire dal basso grazie a cittadini che creano iniziative e reti in grado di dare risposte adeguate. In questo contesto, come qualcuno ha osservato, fondazione Cariplo “fa quello che dovrebbe fare lo Stato, ma lo fa bene”: da una parte individua le priorità e gli obiettivi, dall’altra lascia spazio all’iniziativa privata e agisce da catalizzatore e coordinatore grazie a una conoscenza approfondita del territorio e delle tematiche, mettendo a disposizione risorse mirate, mai “a pioggia”, nell’ambito di una sana opzione per la sussidiarietà.

Il finanziamento di progetti meritevoli da parte di istituzioni come Fondazione Cariplo costituisce quindi un’enorme risorsa per lo sviluppo umano di questo paese. Di annunci, soprattutto in questo periodo, se ne sentono quotidianamente ma raramente si osserva qualcuno presentare le opere realizzate. Guzzetti invece ricorda con grande orgoglio alcuni delle più importanti progetti finanziati da Fondazione Cariplo: dall’edilizia popolare a canone agevolato (housing sociale), alla creazione di distretti culturali, al finanziamento di ricerche scientifiche all’avanguardia, al sostegno ad importanti organizzazioni del volontariato (come Progetto Arca ONLUS, intervenuta durante la serata). Fino al recente investimento di 10 milioni di Euro in Cariplo Factory, polo di open innovation situato negli spazi ex Ansaldo di via Bergognone a Milano, che creerà 10.000 posti di lavoro per giovani e una piattaforma per startup innovative, con una partnership tra mondo profit e mondo no profit.

Una priorità per l’Italia: il problema sociale

Guzzetti ha poi ricordato il dato, forse sorprendente, secondo cui in Italia si contano quasi 7 milioni di poveri. Le famiglie a rischio di povertà costituiscono quindi un dramma sociale di ampia portata a cui si deve rispondere immediatamente: “In Italia sono oltre un milione i bambini che vanno a dormire avendo patito la fame!”, sottolinea Guzzetti. Da questo punto di vista il principale ostacolo alla ripresa economica dell’Italia sarebbe proprio il grave problema sociale, che da troppi anni i governi in carica stentano a riconoscere come priorità.  E la povertà non consiste solo in mancanza di reddito ma porta con sé il rischio di una mancanza di senso che impedisce alla persona umana di vivere una vita pienamente realizzata.

Fare comunità

L’unità del tessuto sociale e la presenza di comunità vive sono state in Italia presidi importantissimi: è solo all’interno di una comunità, con le sue tradizioni e la sua storia, che ogni individuo può trovare la sua piena realizzazione. Solo nella comunità si possono trovare risposte adeguate alle piaghe sociali ed è possibile riconoscere l’altro come dono che merita aiuto. In un mondo globalizzato, dove si implementano soluzioni che spesso trascurano la storia dei paesi, Guzzetti sembra proporre un approccio più attento alla singola persona umana e agli indispensabili legami sociali che la comunità offre.

L’Europa (a poche ore da Brexit)

L’ultima considerazione della serata ha riguardato l’Europa, proprio mentre i britannici stavano votando per l’uscita dall’Unione Europea. Dopo aver ricordato la statura morale e umana dei padri fondatori (Schumann, De Gasperi, Adenauer), Guzzetti ha rivolto forti critiche alla gestione europea degli ultimi anni: i grandi leader del passato avevano un ideale di Europa unita che è rimasto sepolto sotto il peso degli interessi nazionali. Anche in passato gli interessi delle singole nazioni potevano spesso prevalere, però mai un grande statista avrebbe posto in primo piano l’interesse del proprio paese a scapito della continuazione stessa dell’Unione. La crisi sociale ed economica che l’Europa sta vivendo è una crisi di leadership e conseguentemente di visione. Come ha affermato De Gasperi: “il politico guarda alle prossime elezioni, lo statista alle prossime generazioni” e di statisti in Europa, in questo momento, non se ne vedono. Solo le future generazioni potranno rimediare ai catastrofici errori dell’attuale classe dirigente e proporre un nuovo modello di sviluppo in cui al terzo settore sia dato maggiore spazio.