di Francesco Migliarese

In molti sostengono che il profitto sia la leva dello sviluppo e della crescita, e spesso si ritiene che il profitto sia il fine delle attività economiche, se non di quelle umane tout court. Secondo questa visione siamo esseri sostanzialmente egoisti e ci muoviamo per massimizzare ciascuno la propria “utilità”. Come a dire: tutto è calcolo, non si fa niente per niente.

A guardare bene però si scopre che (da ben prima che Jeremy Bentham e compagni seminassero nella nostra cultura la filosofia utilitarista) la società è innervata e sostenuta dall’impegno creativo di tanti che si spendono senza mettere al primo posto il proprio arricchimento personale.

E’ il mondo del terzo settore, mai così vitale. E a questo si accompagnano, anche nell’ambito del profit, tante novità che guardano a una maggiore condivisione ed equità: le imprese della sharing economy (Airbnb, Blablacar ecc…), ma anche il modello tedesco di partecipazione agli utili da parte dei dipendenti,  fino a esperimenti che si avvicinano al baratto (come il couchsurfing) o riscoprono il senso della comunità (orti urbani, co-housing).

Al diavolo il grigio utilitarismo di fine Settecento, che sottende di fatto un’antropologia degradante. Abbiamo voglia di gratuità, o almeno di una visione più ampia che, si noti, non elimina né il denaro, né la professionalità, né le strutture, né la fatica, e neppure l’importanza del profitto che può essere reinvestito e distribuito,  come insegna proprio il meccanismo virtuoso di Fondazione Cariplo, perseguendo fini più alti.

Spingiamo per una visione “a colori” che metta al primo posto altri fini rispetto al semplice conseguimento del profitto, che è un mezzo importante, ma non è tutto.

Questo approccio è nuovo, ma anche antico, soprattutto nella nostra “Milan col coeur in man”, la città della Fabbrica del Duomo e della Ca’ Granda, e oggi capitale non solo degli affari ma anche dell’associazionismo e del volontariato in ogni sua forma.

Vorremmo parlarne con Giuseppe Guzzetti, protagonista della politica, della finanza e dell’impresa in Italia da tempo immemore, e da quasi 20 anni presidente di Fondazione Cariplo.

A Guzzetti ci piacerebbe chiedere ad esempio: qual è il peso reale del terzo settore nell’economia italiana? Con quali criteri Fondazione Cariplo seleziona i progetti che meritano sostegno economico? Quali sono le innovazioni in atto, sia nel mondo no profit sia in quello delle imprese for profit, e quali risposte ci sono in particolare per le esigenze dei giovani? Ma avremo tante domande anche sulle fondazioni bancarie, sullo stato di salute della politica italiana, sulle buone politiche pubbliche (ad esempio fondazione Cariplo ha letteralmente inventato l’housing sociale, modello ora diffusissimo).

E parleremo anche dell’incredibile biografia umana e professionale di Guzzetti, per la quale non basterebbe un corso universitario.

Vi aspettiamo al Laboratorio delle Idee questa sera 23 giugno, dalle 19.30, in via delle Ore 3 a Milano, come sempre pronti a fare domande e a offrire il vostro contributo.