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24 marzo 2015: a poco più di un mese dall’apertura di EXPO Milano 2015, i ragazzi del LabIdee si confrontano sul tema con due personaggi chiave. 

Oltre 200 i presenti alla nostra chiacchierata su EXPO: il loro entusiasmo è stato la nostra gratificazione più grande. Molti, prendendo la parola per il consueto confronto con gli ospiti, hanno voluto ringraziare il Laboratorio delle Idee per aver finalmente dato la possibilità di respirare un po’ di sano (e motivato) ottimismo e di “sognare in grande” (come auguravo a tutti noi qualche giorno prima dell’incontro, qui).

Fabrizio Sala, assessore a EXPO, ha iniziato sottolineando le attrattive di Milano, scelta come sede di questo evento perché «abbiamo in effetti il miglior capitale umano al minor prezzo». E anche se, forse, i milanesi non colgono ancora la rilevanza di questo evento ormai alle porte, il mondo ci guarda e ci guarderà con molta attenzione durante i prossimi sei mesi.

Raffinata la presentazione del professor Davide Rampello, ideatore e curatore del Padiglione Zero di EXPO, che ci ha spiegato come a partire dall’homo sapiens sapiens lo sviluppo della civiltà umana sia strettamente connesso alla cultura del cibo, che è forse «il tema più alto che sia mai stato scelto, dal primo EXPO del 1851». Utilizzando questa chiave di lettura, Rampello ha poi illustrato le attività svolte dal 2012 per la realizzazione del Padiglione Zero, con un primo lavoro di elaborazione concettuale, e poi di realizzazione concreta nel segno dell’eccellenza artigianale e artistica italiana. Con i suoi 10.000 metri quadrati, il Padiglione Zero sarà il più esteso di tutto EXPO, e costituirà una vera e propria porta di ingresso capace di simbolizzare in modo coinvolgente ed emozionante la complessa tematica del cibo.

Molti i dettagli mostrati e raccontati da Rampello, alcuni dei quali in anteprima per gli ospiti del Laboratorio delle Idee. Come l’archivio della memoria, nel primo spazio del padiglione, che accoglie un imponente insieme di oggetti che richiamano i cinque sensi, aggiungendone un sesto: quello del mistero e del segreto. Oppure lo schermo di 700 metri quadrati che proietta il film appositamente realizzato dal regista napoletano Mario Martone sulle quattro arti di pesca, caccia, allevamento e agricoltura. È previsto anche un montaggio di tutte le apparizioni del cibo nella storia del cinema, dai fratelli Lumière a oggi. E ancora, la stanza sulle cui pareti sono raccolte sementi da tutto il mondo, di tutti i colori e le varietà, come in un quadro di Mondrian. Un locale dall’atmosfera onirica ospita centinaia di animali scolpiti o modellati nella creta, e i pesci appesi “in volo” ci ricordano come nel mondo arcaico il concetto di oceano comprendesse sia l’acqua che l’aria. Il formidabile tavolo di 80 metri quadrati che rappresentare la Pangea è opera di Maurizio Riva, uno dei più grandi falegnami al mondo che per realizzarlo ha utilizzato un legno neozelandese di oltre 45.000 anni. Un grande plastico animato con oggetti e materiali in movimento raffigura il passaggio dalla società rurale a quella industriale, mentre l’economia dei nostri giorni è simboleggiata da una moderna borsa valori dove avvengono speculazioni, come quelle sul prezzo del cibo, in grado di mettere in ginocchio intere popolazioni. Non mancano, però, gli esempi positivi: una sala è dedicata alla proiezione a 360 gradi di immagini di dodici ambienti diversi, dal Brasile all’Oriente, dal Canada alle Alpi, che mostrano come il lavoro di comunità di contadini o di industrie consapevoli e rispettose dell’ambiente risultino in modelli di produzione e di consumo sostenibili; e l’ultima sala propone cinque “buone pratiche” in tema di cibo, ambiente e sostenibilità, come il caso della Mongolia che ha destinato nuovamente al pascolo centinaia di migliaia di ettari di terreno.

Un percorso pensato per incantare e stupire, quindi, ma anche per stimolare lo spettatore a riflessioni e interrogativi sulla sostenibilità dei propri comportamenti. Basti ricordare che oggi in tutto il mondo si produce cibo per 12 miliardi di persone, cioè per oltre il 30% in più del necessario; se 1,3 miliardi di persone soffrono di obesità, 830 milioni muoiono di fame.

Per concludere l’incontro abbiamo chiesto ai nostri ospiti: che cosa resterà di EXPO 2015?

Secondo Sala, oltre all’area di un milione di metri quadrati della manifestazione (il 50% della quale diventerà un parco pubblico), persisteranno soprattutto le sinergie tra i vari attori milanesi e italiani attivate per realizzare un progetto così complesso.

Ma, come giustamente commenta Rampello, ci auguriamo che la più grande eredità di EXPO sia «una nuova visione su temi fondanti come l’agricoltura e l’allevamento, la filiera produttiva, il turismo, lo stile di vita, la sensibilità e l’attenzione ai temi della sostenibilità».

Francesco Migliarese