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Il 15 aprile si è tenuto presso gli spazi di Open Care il convegno “Fondi europei destinati alla cultura”, organizzato da CESPEB, Università Milano Bicocca e lo Studio Legale Associato DFA, in collaborazione con The Boston Consulting Group e Il Laboratorio delle Idee. Un evento che ha fornito una panoramica completa sulle opportunità concrete offerte dai bandi di concorso europei destinati al settore culturale, e un’occasione per riflettere sul contributo che i progetti di fattibilità europei per la cultura possono offrire sul piano dell’integrazione (pur nella conservazione della specifica originalità di ogni singola realtà), dell’innovazione e della sostenibilità di un progetto di crescita comune per l’Europa di oggi e di domani.

Annalisa Banzi (CESPEB, Università di Milano Bicocca) ha illustrato le modalità di partecipazione ai bandi europei per la cultura sottolineando l’importanza della selezione dei partner sulla base dei propri progetti attraverso l’aiuto di intermediari come NEMO (Network of European Museum Organisations), istituzioni culturali e contact point, e della presenza di un coordinamento scientifico di partner accademici.

Maurizio Dal Ferro, che vanta un’esperienza ventennale nell’ambito della consulenza in europrogettazioni, ha subito denunciato l’inefficacia della gestione dei fondi europei da parte dello Stato italiano dovuta a procedure scorrette e scarsa tempestività di azione. Dal Ferro ha poi illustrato Europa 2020, il documento strategico con cui l’Unione europea si propone di crescere grazie a un’economia intelligente, basata su investimenti più efficaci nell’istruzione, sulla ricerca e l’innovazione sostenibile, sulla decisa scelta di un modello a basse emissioni di CO2 e sulla creazione di posti di lavoro.

All’interno di Europa 2020 è contemplato il programma quadro “Europa Creativa”, che propone la cultura come stimolo per la ripresa economica oltre che come strumento utile a fini educativi. La strategia di rilancio riguarda tutti gli stati dell’Unione europea per far fronte alle diversità linguistiche e alla difficoltà degli artisti a entrare nei nuovi mercati e punta a rafforzare la competitività del settore culturale e creativo. Il programma, cui è stato destinato un budget di 1.462 miliardi di euro, vuole potenziare la possibilità per il settore culturale e creativo di operare a livello transnazionale, la circolazione di artisti, opere e operatori attraverso mostre e festival, la capacità finanziaria di imprese e istituzioni, la cooperazione politica internazionale e lo sviluppo di un pubblico culturale attivo.

Di fondamentale importanza in questo contesto sono i progetti di cooperazione europea, il cui il prossimo bando è previsto per luglio 2015. I progetti sono di piccola o grande scala con contributi tra i 200 mila e i 2 milioni di euro cui potranno partecipare dai tre ai cinque partner di altrettanti Paesi aderenti. L’Italia ha finanziato nove dei 75 progetti proposti, che si sono però rivelati deboli in alcuni punti cruciali: la descrizione carente senza stime numeriche, la mancanza di audience development, un monitoraggio mancato o poco efficace e la mancata rispondenza agli obiettivi prefissati.

Rita Bertocco, membro del programma Central Europe-National Contact Point, ha infine raccontato il piano di cooperazione transnazionale nel quadro della Cooperazione Territoriale Europea: “Central Europe” ha l’obiettivo di stimolare la cooperazione nell’Europa centrale per rendere le città luoghi sempre migliori dove vivere e lavorare e conta sul sostegno di 246 milioni di euro del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. Finanzierà tutte le iniziative volte a favorire lo sviluppo del patrimonio e delle risorse culturali, le industrie creative che hanno una dimensione culturale anche se i loro output sono principalmente funzionali (come architettura, design e pubblicità), e le industrie culturali che producono e distribuiscono beni o servizi con un carattere, un uso o uno scopo specifici che veicolino espressioni culturali. Oltre ai settori tradizionali delle arti, questi beni e servizi comprendono anche televisione e radio, videogiochi, nuovi media, musica, libri e stampa.

Il dibattito conclusivo del convegno ha fatto emergere con chiarezza che ai fondi e alle politiche messe in campo dall’Unione europea per il settore della cultura sono sempre più necessarie competenza e professionalità tecnica per cogliere le opportunità rappresentate dai diversi bandi europei e trasformarli in un vero stimolo per la crescita economica.

Pietro Costantini