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27 dicembre 2013

di Giulia Corti

“Le grandi rivoluzioni economiche sono fatti culturali, la storia va avanti per grandi idee”: i giovani del Laboratorio delle Idee di Milano si sono confrontati sul tema dell’Europa conGiulio Sapelli, economista e professore all’Università Statale di Milano e Antonio Pilati, già componente dell’Agcom e oggi consigliere RAI. Il tema è l’Unione Europea, un argomento spinoso che non si può più ignorare: “non si può far finta di non vedere i problemi di un organismo sovranazionale che ci sembra tanto lontano, ma che invece interviene direttamente sul nostro portafoglio nazionale” dicono i due ospiti “quello che viene deciso a Strasburgoincide a casa nostra anche se non ce ne accorgiamo. Per non farci fregare dobbiamo lanciare lo sguardo oltre i nostri confini”. Il contesto è complesso: un mondo molto difficile da governare, politicamente ed economicamente multipolare, che sta cercando nuovi baricentri. È qui che l’Europa deve trovare spazio, nell’interesse di tutti i Paesi membri. “Europa, sovranità dimezzata” è il titolo del nuovo libro di Pilati che fa da sfondo all’evento sui Navigli: “ciò di cui parla il libro è il gelo in Europa, la sua stagnazione”, dice Sapelli, “l’Unione è stata una costruzione politica e si era convinti che una volta realizzata l’unificazione monetaria sarebbe direttamente seguita un’unione culturale. Il sogno era unire il nuovo apparato burocratico a un’Europa dei popoli, ma questo non è accaduto.” È il sogno mancato delle nazioni che si ritrovano dopo la Seconda Guerra Mondiale con tanti morti alle spalle e una ricostruzione massiccia da portare avanti: “l’Europa nasce per uno sforzo di cooperazione fra popoli”, spiega Pilati, “la politica irrompe solo dal 1989: il mondo aveva perso i suoi contrappesi e bisognava impostare un nuovo assetto”. Ma per un continente da sempre nascosto dietro gli Stati Uniti è una decisione troppo grande: “la comunità europea ha avuto paura del vuoto politico e così si è fatta questa costruzione bizzarra: popoli lanciati verso una maggiore unificazione, ma si è nascosta la politica”. Sapelli spiega senza mezzi termini cosa questo significhi: “la gente non sceglie nulla quando vota per il Parlamento Europeo: 754 deputati, ma in realtà decidono 28 commissari e 28 ambasciatori. È solo apparenza, manca la politica come esercizio di autorità. E quanti soldi spendiamo per questo?”. “Ci vuole maggior coraggio” ribadisce Pilati, “altrimenti l’Europa di fronte a competitors comeCina, India o USA si taglia fuori dal cambiamento.” Dal vecchio continente le reazioni si fanno sentire forti: da Marie Le Pen a Grillo, dalla Grecia all’Inghilterra. L’uscita dall’Euro e lasfiducia verso l’Unione sono i cavalli di battaglia dei partiti euroscettici, in costante crescita di consenso elettorale: “si è perso lo spirito cooperativo, c’è una grande ripresa delle politiche nazionalistiche“, sottolinea Sapelli, “l’Europa si regge oggi

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sui rapporti di forza fra i singoli Stati nazionali. Questa costruzione va ripensata, per evitare un disastro più grande.” Nel frattempo non si possono perdere di vista i diritti dell’Italia: “I Paesi che vogliono cambiare devono mettere ordine prima in casa propria. Per non essere in balia delle decisioni altrui bisogna avere una politica forte che funzioni”. Non tutti gli Stati membri però accettano di fare sacrifici per un interesse comune. “Alcuni Paesi come la Germania concepiscono l’Europa come sottrazione di sovranità e non come condivisione!” ribatte Sapelli alla platea dei giovani del Laboratorio. “Ma se ne uscissimo sarebbe una tragedia. Non ci salviamo buttandoci: dobbiamo riparare la barca mentre c’è la tempesta.” La crisi bussa alla porta di industrie, famiglie, banche e incalza i Parlamenti di tutta Europa, ma per risalire la china bisogna essere lungimiranti: “La vera forza del rivoluzionario è la pazienza” conclude Sapelli, “non dobbiamo scadere nel disordine. Larivoluzione che aspettiamo va costruita a partire da una nuova politica, forte del confronto fra le generazioni”. Il percorso è lunghissimo. Non si esce nella nebbia dei Navigli con una ricetta in mano, ma con l’idea che forse il metodo non è radere tutto al suolo: forse la soluzione è oltre l’economia, nel profondo dei popoli: una rivoluzione culturale e intellettuale che dia linfa nuova al sogno europeo. Qui potere trovare il Video della nostra intervista al Prof. Giulio Sapelli. IMG_4034