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di Edoardo Grossule e David Berera

Nel nuovissimo campus di coworking di Talent Garden il Laboratorio delle Idee ha ospitato due protagonisti di primo piano della finanza italiana: Francesco Micheli e Alberto Foà (ne ha parlato tra gli altri anche il Corriere della Sera, qui).

Entrambi, per la propria storia professionale, possono essere definiti personaggi “di rottura” rispetto ai tradizionali canoni del mondo finanziario italiano. Micheli, oggi tra gli uomini più ricchi d’Italia, fondatore di Fastweb, negli anni ’80 ha sfidato per primo “i giganti” dei salotti buoni, scardinando un sistema di capitalismo finanziario di relazione che dominava da anni nel nostro paese. Foà, noto per l’ideazione di Anima SGR, oggi è Presidente di AcomeA SGR, società che coniuga l’esperienza nel mondo della finanza con l’investimento in cultura e formazione (si vedano la partnership col Teatro Franco Parenti e le iniziative di “alfabetizzazione finanziaria”).

Le caratteristiche del sistema finanziario italiano

Molteplici i temi toccati durante l’incontro. Il primo spunto, introdotto da Alberto Foà, riguarda il tema del rischio. In particolare si è sottolineato come il risparmiatore in Italia sia poco propenso al rischio e dunque prediliga orientare il risparmio verso investimenti considerati sicuri. Grandissima parte del risparmio privato italiano, infatti, è investito in immobili, in titoli di stato o semplicemente depositato in conti correnti.

Tuttavia un’intelligente gestione del risparmio, il quale peraltro è particolarmente elevato nel nostro paese, presuppone l’assunzione di un rischio, quanto meno per poter sfruttare a pieno le grandi opportunità del risparmio stesso.

La seconda tematica affrontata può essere ricondotta alle criticità che presenta il mercato dei capitali domestico. La forte dipendenza dal tradizionale canale bancario rende difficoltoso finanziare progetti di investimento orientati all’innovazione, che da un lato sono potenzialmente molto redditizi, per altro verso sono particolarmente rischiosi. Società come Amazon o Microsoft non si sarebbero potute sviluppare in un sistema di mercato dominato dall’intermediazione bancaria che per sua natura assume pochi rischi, e a fronte di ampie garanzie.

Infine si è parlato del ruolo cruciale che possono giocare i fondi di risparmio gestito. Micheli ha raccontato di quanto l’ascesa dei fondi comuni di investimento abbia saputo trasformare il mercato dei capitali. Grazie alla gestione di queste importanti masse di risparmio fu possibile scardinare alcuni equilibri che si erano consolidati nella gestione delle società quotate in Italia, introducendo finalmente una sana competizione per la governance di questi enti. Grazie all’intervento dei fondi si è aperta, in parte, la possibilità di valorizzare le buone idee imprenditoriali piuttosto che le semplici relazioni.

In conclusione, entrambi gli ospiti hanno concordato sul fatto che l’attuale sistema finanziario italiano, seppur certamente più aperto e competitivo, presenta ancora forti limiti. Oggi pochi gruppi di intermediari, sfruttando l’oligopolio che si è creato, cercano di estrarre una rendita di posizione a danno del risparmiatore. Il tutto avviene approfittando delle politiche di tutela del risparmio che troppo spesso si rivelano inefficaci quando si manifestano delle criticità – la cronaca attuale ci rappresenta purtroppo un quadro esemplificativo.

Lo sviluppo di un buon mercato finanziario, funzionale al finanziamento delle imprese, presuppone necessariamente un elevato indice di fiducia da parte dei risparmiatori. In questa prospettiva si rendono però necessari importanti evoluzioni: sarà decisivo rimettere al centro la trasparenza e l’educazione finanziaria.

Linee di sviluppo in Italia e in Europa

Alla luce dei temi trattati possiamo ora proporre una riflessione finale.

Mai come in questi giorni sembra emergere con chiarezza quanto sia indispensabile la finanza per favorire la crescita e lo sviluppo e quanto sia cruciale una “buona” finanza, e cioè uno strumento che non sia autoreferenziale e asservito alla pura speculazione, ma capace piuttosto di reperire risorse per le imprese che hanno bisogno di finanziare i propri investimenti. La crisi finanziaria ha messo in luce drammaticamente i limiti di un sistema, come quello dell’Europa continentale, basato prevalentemente sull’intermediazione bancaria. Alla crisi degli istituti è corrisposta quasi immediatamente una crisi del credito per le imprese, indebolendo conseguentemente il processo di ripresa a causa di un rallentamento degli investimenti. Il sistema italiano, come sottolineato dai nostri ospiti, ha sofferto maggiormente di queste problematiche data la propria tradizione fortemente banco-centrica. Questo si è anche riflesso sull’organizzazione della rete di distribuzione dei prodotti finanziari che ultimamente ha determinato uno scarso sviluppo di società di gestione e di SIM alternative e indipendenti rispetto ai grandi gruppi bancari.

A questo grave problema, L’Unione Europea ha risposto promuovendo un importante programma di riforme volto a favorire la disintermediazione del sistema e dunque a valorizzare i mercati finanziari quale fonte primaria per il finanziamento delle imprese. In questa prospettiva, diviene però fondamentale costruire un sistema capace di tutelare adeguatemene gli investitori restituendo loro la fiducia necessaria per indirizzare i propri risparmi verso il mercato dei capitali. Sotto quest’angolo visuale, politiche che incentivano la trasparenza e l’educazione finanziaria hanno certamente un ruolo importante, consentendo ai soggetti che professionalmente promuovono queste prassi di poter beneficiare di un “vantaggio competitivo” rispetto ai tradizionali intermediari. Il nostro paese però, come noto, non primeggia per il livello di educazione finanziaria dei risparmiatori e le vicende di questi giorni relative al salvataggio di alcune banche lo dimostrano. Gli aspetti fiduciari che caratterizzando il rapporto intermediario-cliente rimangono centrali per il risparmiatore italiano.

La cultura del rischio e la capacità di valutarlo sono fattori che troveranno diffusione solamente nell’arco di una generazione. Sin da ora è necessario e urgente garantire buone politiche di distribuzione degli strumenti finanziari, onde evitare un’ulteriore perdita di fiducia verso il mercato dei capitali.