di Consiglio Direttivo LAB#Idee

L’individualismo è uno dei tratti più marcati della società contemporanea. Sono indubbi i risvolti positivi della conquista di un’identità personale libera dai condizionamenti e dagli schemi sociali, e l’Italia può ben dirlo dall’alto delle sue incredibili “individualità” espresse nel corso dei secoli nei più diversi campi, dalla letteratura alla scienza, dalla matematica all’arte, passando per la musica, l’impresa, allo sport! Tuttavia l’individualismo, che è l’estremizzazione patologica della sana libertà individuale, ha conseguenze negative evidenti a livello sociale: mancanza di solidarietà, solitudine delle persone, egoismo spudorato nella vita pubblica come in quella privata. In altre parole l’individualismo senza compensazione genera inesorabilmente la disgregazione sociale.

Questo tema ha una dimensione globale e probabilmente anche una specificità locale italiana. Si può forse rintracciare nel forte individualismo della mentalità italiana l’origine della scarsa attenzione riservata alla società e alle sue potenzialità? Un indizio potrebbe essere il fatto che, a differenza di Wikipedia, l’ “Enciclopedia Treccani delle Scienze Sociali” non presenta la voce “sviluppo sociale” accanto a quelle di sviluppo economico, sviluppo politico, sviluppo sostenibile. Sarà poi del tutto un caso?

Uno dei problemi del nostro paese è quello dei campanilismi, dell’incapacità di mettersi d’accordo, e si può sostenere che la nazione italiana sia fondata su valori poco condivisi e sentiti dagli stessi italiani.

Questo, a lungo andare, finisce per indebolire la posizione italiana dall’interno: l’unità nazionale non consente solo di regalare progresso all’umanità, ma anche di reagire in modo unito alle sfide della storia. Come avremmo reagito noi italiani agli attentati terroristici che ha subito la Francia? Saremmo stati capaci di unità o qualcuno avrebbe cercato di sfruttare la situazione a proprio vantaggio?

Ancor più importante dell’unità nazionale è forse quella sociale. Non è un concetto nuovo quello di disgregazione sociale, ma è un concetto quanto mai attuale e ogni giorno di più sotto i nostri occhi: quando le persone non reagiscono in difesa di altri aggrediti nella metropolitana, quando gli imprenditori si disinteressano del destino dei propri dipendenti.

Lo sfaldamento del tessuto sociale è una realtà in tutto il mondo e potrebbe presto rendere superfluo parlare di emarginazione sociale, dato che si rischia di approdare ad un mondo senza società, dove tutti (indipendentemente dal benessere economico, cioè anche quando questo è elevato) sono individui isolati, emarginati allo stesso modo. È ben noto il paradosso: non siamo mai stati così connessi, eppure non siamo mai stati così soli.

L’individualità non ha quindi solo pregi, e in particolare i difetti ne prendono il sopravvento quando viene estremizzato e non compensato, cioè in assenza di comunità.

A nostro parere grandi individualità possono emergere solo dove vi sia un’adeguata e vivente comunità. Solo gruppi uniti da valori e organizzati riescono a raggiungere obiettivi comuni. Questo vale sia per gruppi grandi come le comunità nazionali, sia nella dimensione più ridotta degli ambiti in cui viviamo la nostra quotidianità.

Interrogarsi su come reagire alla disgregazione sociale non significa quindi contrapporre all’individualismo una sorta di “collettivismo” spersonalizzante, quanto riscoprire il nesso che lega in maniera biunivoca crescita personale e sviluppo comunitario.

Siamo convinti cioè che lo sviluppo delle comunità a tutti i livelli (fino a quello nazionale e sovranazionale) costituisca, per così dire, il terreno ideale su cui le singole individualità possono svilupparsi e crescere, in un circolo virtuoso che va dall’individuo alla società e viceversa.

Per questo, per l’anno sociale 2017 del Laboratorio delle Idee, abbiamo deciso di lavorare su questo tema poco esplorato da altri, e di chiederci: come innescare questo “circolo virtuoso”? Come “riaggregare la società” e di conseguenza “riaggregare l’individuo”, perché questo si realizzi al massimo delle proprie potenzialità?

A nostro parere la risposta ha a che fare con la crescita personale e lo sviluppo delle comunità, che è il sottotitolo al nostro tema.

Non solo riteniamo che il tema “Riaggregare la Società” sia di capitale importanza e attualità, ma sentiamo che è per noi quasi naturale affrontarlo, perché è al centro del nostro lavoro associativo. Da ormai otto anni, da quando è iniziata la nostra attività, crediamo che le persone crescano di più e meglio nell’ambito di rapporti di amicizia e di in comunità piuttosto che da sole, che la crescita non sia un fatto personale ma sociale.

Lo sviluppo sociale è uno degli obiettivi di fondo della nostra Associazione, come leggiamo nell’art. 2 del nostro Statuto:

“L’Associazione persegue finalità culturali, educative e sociali. Essa ha per scopo l’approfondimento, l’arricchimento e la promozione e la diffusione di una cultura personale e civica incentrata sullo sviluppo integrale della persona umana e della società civile. Scopo principale è quindi la promozione della crescita sociale della persona umana quale prima risorsa per il progresso della società italiana ed europea, attraverso rapporti di amicizia e solidarietà”

Sabato 22 ottobre 2016 apriremo l’anno sociale con delle prime riflessioni su questo tema, che continueranno in un ciclo di incontri pubblici a scopo non solo divulgativo ma anche progettuale: vogliamo non solo diffondere il nostro punto di vista, ma anche cercare degli sbocchi concreti per il nostro pensiero. L’obiettivo è quello di portare questo tema importante nel dibattito pubblico, e di cercare connessioni e risposte insieme ad altre associazioni ed enti, giovanili e non, della nostra città e del nostro Paese che sfocino in proposte e progetti concreti dai risultati tangibili, con un focus in particolare sul coinvolgimento dei giovani non solo come spettatori ma anche e soprattutto come attori e protagonisti della vita sociale e culturale della città e del Paese.