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di Michele Plescia

Dopo un anno di incontri, cene e gesti di volontariato insieme, quando gli amici del LAB ti propongono di passare il capodanno a Torri del Benaco sul lago di Garda non puoi dire di no.

Ti interessa infatti conoscerli meglio, capire meglio chi sono. Non ti basta organizzare incontri e cene con grandi personaggi o contribuire con gesti di carità ai bisogni del mondo, vuoi che cresca un’amicizia, vuoi fare con loro un pezzo di strada.

E un fatto ti stupisce da subito.

Chiedi all’ultimo momento al padrone di casa se puoi portare sette amici che nessuno conosce e ti senti rispondere subito senza esitazioni: “Certo!”.

Così alla fine, il 31 dicembre mentre accendi il fuoco, o giochi a ping pong, ti ritrovi a parlare con Ludovica, dottoranda in Inghilterra, Enoc, ragazzo eritreo che si sta laureando in statistica in Bicocca oppure Ruggero che – finita Giurisprudenza – ora studia per diventare magistrato.

Quando poi vai a tavola resti stupito per la cura con cui ognuno ha dato il suo contributo: Eugenio che passa la gran parte del pomeriggio per cucinare il risotto al Valpollicella, Elena e Giorgia che hanno portato la torta al testo direttamente da Perugia e Pietro che ha curato il suo arrosto di maiale come un figlio.

Il primo dell’anno poi – dopo brindisi, fuochi d’artificio sul lago, balli e schitarrata alle prime ore del mattino – è bello svegliarsi tardi e ascoltare tutti insieme il concerto di capodanno in diretta da Vienna. Poi un giro sul lago e nel paesino di Torri col suo porticciolo e il castello scaligero. La sera mentre qualcuno prepara la cena c’è di nuovo tempo per cantare tutti insieme con la chitarra.

Il 2 gennaio si parte per un giro del Veneto. Si “naviga a vista”, con qualche idea di massima ma con pochi vincoli e pochi programmi. Il bello è viaggiare, e stare insieme!

Eugenio, che Venezia la conosce come le sue tasche, ti accompagna per le calli e ti racconta …. Piove a dirotto e l’umidità ti entra nelle ossa, ma se vedi qualcosa di bello non puoi non fermarti: così finisci nella chiesa sconsacrata di San Vidal per assistere a un concerto per archi e clavicembalo. E mentre Pietro ti spiega le tecniche del violoncello, Francesco parla di Vivaldi e di Händel.

L’ultima tappa è Verona: siamo rimasti in quattro a visitare la città della famiglia di Francesco, che ci guida sicuro nei posti meno noti della città, mentre le conversazioni spaziano dall’utilità e il senso della Chiesa a nuovi modelli di startup.

La vacanza è ormai finita ma sei contento perché oltre ad aver gustato arte, cultura e buon cibo, hai scoperto – nei dialoghi a tavola, o nei viaggi sull’A4 che collega le tappe del viaggio – che quelli che durante l’anno organizzano incontri ed eventi hanno le stesse preoccupazioni e gli stessi desideri di tutti (sull’amicizia, sul lavoro, sugli affetti, sulla vita). E resti colpito perché in un mondo in cui molti sembrano passare il proprio tempo a guardarsi l’ombelico e a pensare a se stessi, c’è qualcuno che non ha ancora perso il desiderio di costruire qualcosa di grande, di contribuire al bene della società, e che spende il proprio tempo gratuitamente per questo.